SIAE | Dalla parte di chi crea

Proteggiamo
chi ci fa emozionare

Senza Direttiva Copyright, la creatività italiana potrebbe non esistere più.

La cultura ci rende liberi, ma può essere libera solo grazie al diritto d'autore. Difendiamola, anche online.

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Le ragioni della campagna

Da 138 anni SIAE è la casa degli Autori e degli Editori e tutela i loro diritti. Siamo la sesta società di collecting al mondo per efficienza nella raccolta e distribuzione del diritto d'autore.
Non promettiamo sogni e non facciamo battaglie inutili.
Non saremo i vostri migliori amici, ma potete stare certi che, quando si tratterà di tutelare i vostri diritti SAREMO GLI UNICI AMICI CHE AVRETE.
SIAE, da 138 anni DALLA PARTE DI CHI CREA.
Dalle ore 12 di lunedì 18 maggio sarà possibile firmare la petizione affinché il Parlamento approvi, nel nostro Paese, la Direttiva Europea Copyright.
Sostenetela e fatela sostenere.
Come dice Giulio Mogol: LORO HANNO I MILIARDI NOI ABBIAMO RAGIONE!
Gli Autori producono bellezza, devono poter vivere del loro lavoro. Senza la musica, il cinema, il teatro, la letteratura, le arti figurative, la nostra vita come sarebbe?
Non vogliamo che un giorno cercando un contenuto in rete appaia 404: COPYRIGHT NOT FOUND!


Dopo una lunga battaglia e un complesso iter legislativo, con l’approvazione della Direttiva UE 2019/790 sul diritto d'autore nel mercato unico digitale l’Unione Europea ha finalmente riconosciuto un principio importante: le piattaforme online che offrono servizi di condivisione di contenuti con opere protette dal diritto d’autore o altri materiali protetti caricati dagli utenti effettuano un atto di comunicazione al pubblico (art.17).
In altre parole, l’Unione Europea chiama gli Stati membri a ristabilire un principio di giustizia ed equità, ribadendo l’obbligo da parte delle piattaforme digitali di compensare in modo adeguato i creatori delle opere e gli altri titolari di diritti secondo le leggi sul diritto d‘autore.
È un passo necessario ed urgente per garantire il rispetto del lavoro dei creativi e la tutela del diritto d’autore online.

Se questo non dovesse accadere, saranno la cultura e la creatività a farne le spese.

La direttiva

Parte della più generale Strategia per il Mercato Unico Digitale adottata nel 2015, la Direttiva sul Copyright risponde all’esigenza di riformare la disciplina comunitaria sul diritto d’autore – finora ferma al 2001 – alla luce delle nuove tecnologie e della crescita delle piattaforme online, estendendo la protezione dei contenuti creativi al nuovo ambiente digitale. Il testo definitivo della Direttiva UE 2019/790 sul diritto d'autore nel mercato unico digitale del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 17 maggio 2019, è consultabile e scaricabile qui

Consulta qui il testo dell’Articolo 17 spiegato comma per comma

Timeline


Segui la battaglia in difesa della cultura e della creatività, passo dopo passo:



26 marzo 2019

Approvazione da parte del Parlamento Europeo della direttiva 790-19 cd. Copyright

17 aprile 2019

Approvazione da parte del Consiglio UE

17 maggio 2019

Pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE - termine di recepimento: 7 giugno 2021

23 gennaio 2020

Approvazione da parte del Governo del ddl di delegazione europea 2019 contenente la direttiva e i criteri di recepimento

20 febbraio 2020

Annuncio del ddl in Assemblea Senato (A.S. 1721) e assegnazione del ddl alla Commissione Politiche europee del Senato

5 marzo 2020

Inizio dell’esame parlamentare; sospensione, a causa dell’emergenza coronavirus, fino al 20 aprile 2020

28 aprile 2020

inizio delle audizioni dei soggetti interessati

14 maggio 2020

Audizione di SIAE. Alla fine delle audizioni, la 14ma Commissione Senato inizia il lavoro vero e proprio sul ddl, operando modifiche sul testo attraverso emendamenti. Anche le altre Commissioni, secondo la materia delle direttive, danno alla 14ma il loro parere consultivo (per la copyright, sarà la 7ma). Verranno prese in considerazione anche le “linee guida” per il recepimento della direttiva copyright che, nel frattempo, dovrebbero venire rese note dalla Commissione europea.

9 settembre 2020

La XIV Commissione Senato approva il testo del ddl.

La XIV Commissione “Politiche dell’Unione Europea” del Senato lavora sul testo del ddl, operando modifiche attraverso emendamenti. In questa fase si acquisiscono i pareri consultivi della VII Commissione “Istruzione Pubblica, Beni Culturali”, competente in materia. Il testo del ddl, opportunamente emendato, è approvato dalla XIV Commissione Senato, e passa all’Assemblea del Senato per discussione e approvazione in prima lettura.

Il Senato approva il ddl

Il testo del ddl è approvato in prima lettura al Senato e passa alla Camera.

La XIV Commissione Camera approva il testo del ddl, che passa alla Camera

La XIV Commissione “Politiche dell’Unione Europea” della Camera acquisisce similmente alla controparte al Senato i pareri consultivi delle commissioni camerali competenti in materia (la VII Commissione “Cultura”). Il testo del ddl, approvato dalla XIV Commissione Camera, passa all’Assemblea della Camera per discussione e approvazione in seconda lettura.

Il ddl è approvato in via definitiva

Il testo è definitivamente approvato da Camera e Senato.

Il ddl è pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Il disegno di legge contenente le disposizioni di delega necessarie per il recepimento della Direttiva Copyright è legge. Adesso tocca al Governo emanare un Decreto Legislativo atto a recepire la Direttiva Copyright.

Il Consiglio dei Ministri approva lo schema di testo del D.Lgs. di recepimento

Lo schema di testo del decreto legislativo che recepisce la Direttiva, portato dal MiBACT in esame preliminare. è approvato dal Consiglio dei Ministri. 

Il D.Lgs. di recepimento è approvato in via definitiva

Il Governo approva il testo in via definitiva una volta acquisito il parere delle Commissioni Cultura di Camera e Senato.

Il D.Lgs. di recepimento è pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Il decreto legislativo che recepisce la Direttiva Copyright è legge dello stato.

Fact Checking


È stato detto molto a proposito della Direttiva Copyright e il dibattito attorno all’Articolo 17 è stato spesso viziato da informazioni fuorvianti e interpretazioni distorte. Proviamo a fare un po' di chiarezza e di fact checking.



Unisciti a noi
e ad altri
18261 Firmatari

1. L’Articolo 17 porterà alla creazione di una “censorship machine” che filtrerà tutti i contenuti?

No

Gli oppositori dell’Articolo 17 sostengono spesso che tutte le piattaforme avranno bisogno di controllare

tutti i contenuti per verificare che nessuno di essi violi il copyright. Si insiste nel dire che, dal momento che

le piattaforme non saranno in grado di distinguere tra ciò che è protetto da copyright e ciò che non è

protetto, tutto questo si tradurrà in una censura.

La risposta alla domanda è:NO!

Ed ecco perché:

a) Incentivo a nuove soluzioni di licenza

L’Articolo 17 incentiva l’adozione di meccanismi attraverso cui i titolari dei diritti autorizzano le piattaforme

a dare accesso alla più grande quantità possibile di contenuti.

In molti casi, il meccanismo è affidato alle e società di gestione collettiva dei diritti degli autori e degli artisti

che fanno da “sportello unico” per i vasti repertori che amministrano. In pratica, questo vuol dire che ci

saranno ancora più contenuti regolarmente disponibili, che i creativi otterranno una remunerazione e che,

in genere, non ci sarà bisogno di filtrare e rimuovere del materiale, dal momento che questo sarà

autorizzato.

b) Vantaggi per i cittadini utenti

Queste licenze copriranno anche l’attività degli utenti, a patto che il caricamento non abbia finalità

commerciali o ritorni finanziari significativi.

c) “Rimozioni mirate” non significa assolutamente filtraggio o monitoraggio generalizzato.

Le piattaforme non avranno bisogno di controllare, analizzare e prendere decisioni su ogni singolo

contenuto. Piuttosto, attraverso misure mirate e sulla base delle informazioni (metadati) fornite dai titolari

dei diritti, le piattaforme dovranno semplicemente rimuovere specifici contenuti caricati illecitamente.

Se un avente diritto non concede una licenza alla piattaforma, è tenuto a collaborare con questa per far sì

che determinati contenuti non siano disponibili sulla piattaforma. Nel caso in cui sfuggano dei contenuti

non autorizzati, nonostante il “massimo sforzo” da parte delle piattaforme, queste ultime possono contare

su una “mitigazione della responsabilità”.

d) Non esiste alcun obbligo di mettere in piedi sistemi di “filtraggio”.

Le piattaforme sono tenute ad identificare specifici contenuti protetti per i quali gli aventi diritto hanno

fornito le informazioni rilevanti. Queste piattaforme non possono quindi utilizzare dei filtri per bloccare, in

modo inappropriato o casuale, il caricamento dei contenuti.

e) I meme sono salvi.

È salvaguardata la libertà d’espressione degli utenti che condividono i loro video sulla piattaforma grazie

alle eccezioni in materia di copyright per utilizzi quali le citazioni, la critica, le caricature, le parodie, etc.

Questo significa che contenuti quali meme e gif continueranno a poter essere utilizzati in piena legittimità

proprio grazie alle ulteriori garanzie che la Direttiva offre a tutela della libertà d’espressione.

2. Si dice che “la Direttiva cambierà l’Internet per come lo conosciamo oggi”. È vero?

Falso

NO, è Falso!

L’unico grande cambiamento riguarderà l’obbligo per le grandi piattaforme di remunerare in modo giusto i creatori sulla base del copyright. È questo che fa la differenza tra un mercato distorto a favore dei più forti e un mercato equo. 

L’Articolo 17 si applica solo a un numero limitato di piattaforme. Quelle coinvolte sono le grandi piattaforme online di condivisione dei contenuti, quali YouTube, Facebook, DailyMotion, Soundcloud, Vimeo etc. – quelle, cioè, la cui finalità principale è generare profitti dando accesso a una grande quantità di opere e contenuti protetti.

L’Articolo 17 non riguarda invece tantissime altre piattaforme come:

• Enciclopedie di tipo non-profit come Wikipedia, e archivi e banche dati di carattere didattico e scientifico senza scopi di lucro

• Servizi di cloud per uso privato come DropBox

• Piattaforme di sviluppo di software Open-source come GitHub

• Siti di e-commerce che vendono prodotti fisici come Amazon

• Blog personali o forum di discussione, in quanto questi non ospitano nè danno accesso a una vasta quantità di contenuti protetti

• Qualsiasi altro servizio, il cui scopo principale non sia quello di trarre profitto dalle attività di caricamento e condivisione di una grande quantità di contenuti tutelati da copyright. È il caso di TripAdvisor, Tinder, altri siti online di incontri, etc.

I creatori saranno remunerati in modo equo. L’Articolo 17 non richiede alle piattaforme di cambiare il loro modello di business, ma semplicemente che queste ottengano l’autorizzazione dai titolari dei diritti per l’utilizzo dei contenuti protetti, o che rimuovano specifiche opere sulla base delle informazioni fornite dai relativi aventi diritto.

Maggiore protezione per gli utenti e per i loro canali. Agli utenti non sarà impedito di caricare, condividere i contenuti protetti e far crescere le proprie pagine e i propri canali personali. È vero esattamente il contrario: le licenze concesse alle piattaforme copriranno tutte le attività degli utenti. Ciò significa che questi sono coperti ogni qualvolta essi caricano qualcosa, a patto che non operino con scopi commerciali o che la loro attività non generi profitti significativi. Inoltre, gli utenti potranno creare e condividere contenuti che comprendono al loro interno opere protette da copyright con finalità di critica, parodia, caricatura etc.

3. È vero che Youtube sarà costretto a chiudere i suoi canali?

Falso

NO, è Falso!

YouTube, dando accesso ai contenuti creativi, genera profitti stratosferici (attraverso la pubblicità, la profilazione degli utenti, la vendita dei dati, etc.). Difficile credere che piattaforme come Youtube possano mettere in pericolo la loro principale fonte di guadagno chiudendo i canali e privandosi di tutti i loro contenuti.

4. È vero che “l’articolo 17 ucciderà le start-up e l’innovazione!”?

Falso

NO, è Falso!

Oggigiorno, le principali piattaforme europee di condivisione online di contenuti che operano legittimamente sono minacciate dalle distorsioni del mercato causate dai giganti del web americani. L’Articolo 17 invece porta avanti l’idea di un terreno di gioco europeo con parità di condizioni per tutti gli operatori e certezza legale, a beneficio dell’innovazione e dello sviluppo di un Mercato Unico Digitale .

Per le start-up è stato ideato un regime speciale.

Come start-up, per definizione, si intendono attività aventi:

• Meno di tre anni di vita

• Un fatturato annuo inferiore a €10 milioni

• Una media di visitatori unici mensili al di sotto dei 5 milioni

I provider dei servizi di condivisione dei contenuti devono impegnarsi in modo proporzionale alla loro dimensione e al loro modello di business. Tali piattaforme sono analogamente chiamate a rimuovere in modo mirato dei contenuti specifici su notifica dei titolari dei diritti (“notice and take-down”). Si tratta di una deroga intelligente che consente alle start-up di poter crescere velocemente ed in un quadro di certezza legale, con oneri semplificati, adeguati alla loro dimensione e alla loro audience.

5. È vero che la Direttiva impone delle obbligazioni impossibili da sostenere per le piccole imprese?

Falso

NO, è Falso!

Non esistono soluzioni a “taglia unica”. L’Articolo 17 chiarisce espressamente che vige in principio di proporzionalità riguardo le obbligazioni a cui sono sottoposte le piattaforme. Questo significa che si tengono in conto elementi quali la dimensione del servizio e il costo delle misure che dovranno essere messe in atto.

È importante ricordare che l’Articolo 17 si rivolge soltanto alle piattaforme il cui scopo principale è dare accesso a una grande quantità di contenuti protetti da copyright per finalità di profitto e con un ruolo attivo nell’offerta dei contenuti stessi.

6. Sarà impedita la diffusione di meme e gif?

No

Gli usi legittimi dei contenuti protetti da copyright sono tutelati dall’Articolo 17; similmente, si istituisce un meccanismo di ricorso governato da un soggetto terzo e imparziale per prevenire ogni abuso.

Inoltre, gli utenti saranno ancora in grado di caricare in tutta libertà i contenuti prodotti da loro stessi per finalità di citazione, critica, commento, caricatura, parodia o satira. 

I meme, le gif e quanto di buono denota libertà di parola e di espressione artistica sono, ovviamente, del tutto consentiti!

La libertà di parola è salvaguardata e protetta dal rischio del blocco automatico. Potremo continuare a divertirci, produrre contenuti ironici e a prenderci gioco di qualunque cosa su internet! L’unica differenza è che ora, nel farlo, gli utenti opereranno in una cornice legale solida e certa.

7. Nella pratica, funzionerà? Gli algoritmi sono in grado di distinguere una parodia da un contenuto che viola il copyright?

Licenza significa “accesso”. Quando viene concessa una licenza ad una piattaforma (cosa che succede nella maggior parte dei casi), che il contenuto sia o non sia una parodia è del tutto irrilevante, perché risulterà automaticamente come un uso legittimo.

La fine delle rimozioni arbitrarie. Varie volte gli Youtubers hanno protestato contro quella che ritenevano un’ingiusta rimozione dei loro contenuti. Ai sensi dell’Articolo 17, nei casi in cui una piattaforma rimuova un contenuto, i soggetti interessati possono ricorrere ai meccanismi di ricorso introdotti dalla Direttiva, a cominciare dalla revisione umana.

La cooperazione tra gli aventi diritti e le piattaforme, assieme allo sviluppo di tecnologie sempre più sofisticate e alla pubblicazione delle regole applicabili, migliorerà il livello di trasparenza e di certezza legale che taluni lamentano a proposito della rimozione di certi contenuti. 

8. La visibilità degli artisti emergenti sarà limitata?

No

No!

Gli accordi di licenza negoziati con le società degli autori permetteranno agli artisti di rendere i propri contenuti disponibili, legittimamente, sulle stesse piattaforme online di condivisione. Queste licenze sono di importanza cruciale, ed è lo stesso Articolo 17 a dettare che le piattaforme debbano ottenere un’autorizzazione da parte dei titolari dei diritti.

La petizione

Estratto dalla lettera del Presidente SIAE Giulio Rapetti Mogol al Governo italiano


Lettera aperta
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo
Al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Editoria


"La drammatica emergenza “Coronavirus”, per la quale state profondendo le massime energie – e colgo l’occasione per esprimervi il mio più grande apprezzamento – ha messo ormai da due mesi a durissima prova l’intero mondo degli autori, e in particolare, come a tutti evidente, quelli economicamente più fragili e indifesi…"


Giulio Rapetti Mogol

Leggi qui la versione integrale della lettera indirizzata dal Presidente SIAE Giulio Rapetti Mogol al Governo italiano

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